Senti Chi parla - Vivere da vivi e non da morti - XXXII Domenica del TO

Categoria: Senti Chi parla Pubblicato Lunedì, 11 Novembre 2013

Vivere da viviIn quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi - i quali dicono che non c'è risurrezione - e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: "Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello". C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: "Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe". Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». (Dal Vangelo di Luca 20, 27-38)

Partendo dalla storiella ben congegnata dai Sadducei (il partito aristocratico-conservatore che non credeva alla risurrezione) di una donna, sette volte vedova e mai madre Gesù affronta il tema della vita futura. Innanzitutto, afferma che tra questa vita e quella dopo la morte c’è molta differenza,

poiché quanti risorgono in Cristo essendo “come gli angeli”, cioè esseri immortali che vivono come parte di Dio, vivono “del”, “nel” e “per” il Suo Amore senza fine. Per questo, vivendo una vita nuova che non muore i “figli della risurrezione” “non prendono moglie né marito”, i loro legami affettivi terreni divengono parte stessa di Dio e del Suo Amore.

Richiamando Mosè, la cui autorità era riconosciuta dai Sadducei, Gesù riapre il tema dell’immortalità fondandolo in Dio e nel Suo Amore e non nella discendenza che l’uomo lascia dopo la morte: “il nostro Dio è Dio dei viventi”. Non siamo stati creati per la morte ma per ciò che c’è dopo: una gioiosa comunione di vita con il Padre.

Questa prospettiva non solo illumina il nostro futuro ma spinge il nostro oggi ad aprirsi ad una logica nuova, quella della vita. “Vivere da vivi e non da morti” vuol dire impegnarsi con decisione a rifiutare e contrastare i “percorsi di morte” che troppo spesso la nostra società ci propone. Rigettare quelle vie che promettono la felicità nel possesso, nell’apparire, nel produrre, nel guadagno, nel successo, nel sotterfugio ecc. e scegliere ciò che, anche se con fatica, promuove la vita, la gioia, la speranza.

don Salvatore Apreda - Naro (AG)